La domanda arriva quasi sempre già decisa: «vorremmo l’impronta digitale». A volte è la scelta giusta. Spesso, dopo cinque minuti di domande, si scopre che sulla porta del magazzino serve tutt’altro, perché chi ci passa ha i guanti e le mani sporche.
Scegliere un lettore non è scegliere una tecnologia: è rispondere a sei domande sulla porta.
Dipendenti sempre gli stessi, o anche fornitori, corrieri, manutentori esterni? Con persone che cambiano spesso, il badge vince: si consegna e si ritira in dieci secondi. Con un gruppo stabile e una porta sensibile, la biometria toglie il problema del badge prestato.
Un ufficio, un magazzino, la sala server, la cassa. Più alto è il valore, più ha senso chiedere due fattori: badge più PIN, oppure volto più badge. Un fattore solo, su una porta critica, è una scelta che si paga una volta sola.
Interno o esterno, al riparo o esposto, caldo, freddo, polvere, acqua. All’aperto servono grado di protezione adeguato e un lettore che regga il sole diretto sull’obiettivo. Il freddo sotto zero e l’umidità cambiano il comportamento dei sensori di impronta molto più di quanto dicano le schede tecniche.
È la domanda che salta sempre, ed è quella che fa fallire gli impianti. Guanti da lavoro, mani bagnate, scatoloni in braccio, un carrello da spingere: in questi casi l’impronta è la scelta peggiore e il riconoscimento del volto o un badge a lunga distanza sono la migliore. Un lettore che funziona all’80% genera più chiamate di uno che non c’è.
Trenta persone che entrano nello stesso quarto d’ora sono una coda. Un lettore veloce con riconoscimento del volto smaltisce meglio di un lettore di impronte dove ognuno si toglie il guanto. Contate le persone nel momento di punta, non nella media della giornata.
È la domanda che nessuno fa prima e tutti fanno dopo. La porta resta chiusa o si apre? Ci sono vincoli antincendio sulle vie di fuga? Il lettore ha una batteria tampone? Le risposte cambiano la serratura da scegliere, non il lettore.
Una cosa va detta, perché in Svizzera pesa: i dati biometrici sono dati personali degni di particolare protezione. Un badge si sostituisce, un’impronta no. Questo non significa rinunciare alla biometria, significa usarla dove serve davvero e sapere come il sistema tratta i dati.
Sono tre cose da chiedere, in fase di scelta:
Le piattaforme serie rispondono a tutte e tre. La combinazione più elegante che vediamo è il modello biometrico salvato sulla carta dell’utente e non in un archivio centrale: chi consegna la carta si porta via il proprio dato.
Il terminale lo si cambia in un’ora. Quello che resta è il programma che gestisce porte, orari, permessi, visitatori e rapporti: è lì che si decide se il sistema sarà usato bene o aggirato. Noi lavoriamo con BioStar 2 di Suprema, e i lettori li scegliamo dopo, porta per porta, con le sei domande qui sopra.
Se state progettando un impianto nuovo o sostituendo uno che non vi soddisfa, scriveteci: le sei domande le facciamo noi, e in mezz’ora si capisce che cosa serve davvero su ogni porta.
SecurData Sagl — Stabio, Ticino. Sicurezza informatica, protezione dei dati e software gestionale per le aziende svizzere.